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Poesie, canzoni e ballate per Fabio Perinei

Il nuovo disco dei Uaragniaun con canti sociali e di protesta degli anni Settanta nel Meridione d'Italia.
Ora disponibile per voi nella nostra nuova campagna di crowdfunding su Musicraiser.

Un CD con 37 tracce e un libro di 64 pagine ricco di documenti, interventi e fotografie inedite provenienti dagli archivi personali dei musicisti e dei militanti degli anni Settanta. Un tributo ad un grande uomo del Sud, Fabio Perinei, e una stagione irripetibile.

Noi credevamo
di Stefano Losurdo

Tutto ebbe inizio nei primi mesi del 1971 nel locale dell’appena costituito circolo culturale democratico “Graziano Fiore”,  frequentato da giovani di sinistra di diversa estrazione (cattolica, marxista, socialista, anarchica) e divenuto, in breve tempo, una vera e propria officina di iniziative culturali e politiche.

Insieme a Fabio Perinei e Michele Saponaro iniziammo una ricerca sul campo di canti popolari locali, sulla scia di quello che andava facendo in tutto il sud Italia Ernesto De Martino.

In seguito, avendo come riferimento soprattutto due 33giri  “Ci ragiono e canto” (1966) e “Le canzoni di Bella Ciao” (1964) del Nuovo Canzoniere Italiano, pensammo di allestire, con parte del materiale raccolto, un nostro spettacolo sulla condizione bracciantile nel Sud.Una scenografia essenziale: pedana nera, solo sedie di paglia, due chitarre, sei personaggi e un coro, tutti vestiti di nero, ognuno in una posizione fissa, con i soli riflettori che andavano su colui a cui toccava recitare. Si alternavano canti, poesie, ballate, dialoghi... Alcuni erano presi da tutto il repertorio di musica popolare e politica italiana (Giovanna Marini, Matteo Salvatore, Ivan Della Mea, Otello Profazio, Rosa Balistreri, Enzo Del Re… e poi Rocco Scotellaro, Leonardo Sinisgalli), altri  erano invece scritti per la maggior parte da Fabio e musicati da Franco Di Castri e Michele Saponaro.

Nacque così “U Saul iè fatt’ russ” la cui rappresentazione si tenne nel  Teatro Mercadante  il 4 maggio del 1972 con grande successo.

Negli anni  successivi, utilizzando sempre lo schema collage,  lo stesso gruppo - che nel frattempo era entrato quasi in massa nel PCI di Enrico Berlinguer - produsse: “E cus referendùm…. endùm  endùm” per rappresentarlo al Teatro Mercadante nell’aprile del 1974 per il referendum sul divorzio

Nel 1975 fu la volta di “Partito, Sud, Paese mio”, uno spettacolo sull’emigrazione al nord nel dopoguerra.

Alla fine del 1977, per ricordare l’assassinio di Benedetto Petrone (giovanissimo iscritto alla Federazione Giovani Comunisti Italiani, accoltellato a Bari dai fascisti) presentammo lo spettacolo “Noi ti neghiamo”  tutto incentrato sui temi dell’ antifascismo che andammo a rappresentare, su invito del Sindaco di Marzabotto,  nella città medaglia d’oro alla Resistenza.

È da queste esperienze che nasce lo spettacolo-collage “Perchè sono marxista”, titolo di una bellissima poesia di Fabio.

Quando infatti si trattò di individuare una iniziativa per il 3° anniversario della sua scomparsa, pensai  che si potesse preparare un ulteriore lavoro con il gruppo Uaragniaun, utilizzando quanto avevamo già prodotto (quindi un collage di collage) e materiale estrapolato dal libro “A furor di popolo” che Silvio Teot aveva scritto in occasione del 1° anniversario della morte di Fabio e alla cui stesura avevo collaborato.

Lo spettacolo-collage racconta alcuni fatti avvenuti in Italia a partire dalla caduta del fascismo così come li abbiamo vissuti noi di quella generazione e ricorda il momento in cui Fabio - in seguito alla elezione di Berlinguer a segretario del PCI e agli avvenimenti in Cile, culminati con il golpe di Pinochet e l’assassinio di Savator Allende - rompe tutti gli indugi e le sue titubanze e si iscrive al PCI.

Molti quella sera a fine spettacolo si sono commossi e sono venuti ad abbracciarci, altri ci hanno criticato. Certo si poteva fare molto meglio.

Spero che un giorno un vero regista “scopra” la figura di Fabio e racconti della sua umanità, della sua passione politica, della sua onestà, della sua correttezza nei rapporti con tutti, compresi gli avversari politici, e delle sue grandi capacità. Tutte doti che ne fanno un uomo eccezionale e un politico vero.

È uno scrigno, una risorsa che molti dovrebbero scoprire e valorizzare soprattutto oggi in cui, in tanti, ci stiamo chiedendo cosa è diventata la sinistra, cosa significa oggi essere di sinistra e in definitiva cosa dovrebbe essere la sinistra oggi.

 

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In direzione “ostinata e contraria
di Silvio Teot

Questo opuscolo non è stato stampato negli anni Settanta. Non è stato neppure concepito in quegli anni di turbolenti battaglie ideologiche e, sia ben inteso, non vuole essere una sorta di “operazione nostalgia”. Ma tutto fa pensare che lo sia: che sia uscito durante “gli anni di piombo”, che sia stato scritto e pensato per un uso militante e che il disco allegato sia saltato fuori dalla raccolta dei Dischi del Sole - etichetta discografica milanese, nata sull’onda della precedente esperienza del Cantacronache - che diffondeva canzonieri popolari e album della canzone italiana più impegnata e schierata, ovviamente, a sinistra. Abbiamo infatti volutamente scelto di sembrare tali soltanto per storicizzare quella fase storica.

Questa pubblicazione doveva apparire - a nostro modo di vedere - una cosa uscita dagli scaffali di Fabio Perinei o di tanta altra gente che, in quegli anni, si sentiva schierata e decisamente determinata a raggiungere obiettivi politici che apparivano nitidi e, soprattutto, giusti, all’ombra della lotta di classe. E per sembrare tale, questa pubblicazione è stata pensata con una grafica, con dei caratteri, e su un tipo di carta che meglio potessero darci questa illusione. E di tanto dobbiamo ringraziare l’estro del nostro grafico Antonio Cornacchia.

In sostanza abbiamo voluto “giocare” e simulare quanto avremmo fatto noi stessi, in quegli anni, se solo avessimo avuto la possibilità di pubblicare un testo di teatro politico o un disco di canzoni di lotta. Tuttavia non si è trattato solo di un bel gioco, reso possibile senza ricorrere alla macchina del tempo. È stato anche un pretesto per ripercorrere una fase storica del nostro Paese e, in particolare, la maniera in cui la si viveva nelle periferie del Sud dell’Italia e, in particolare, nelle contrade dell’Alta Murgia.

Fa un certo effetto, oggi, immaginare il bacino di utenza di un prodotto culturale di questo tipo. Quello che gli esperti chiamano comunemente il target. Sarebbe in teoria di dimensioni piccolissime. Quello stesso target che un tempo era rappresentato da milioni di persone che votavano per il Partito Comunista Italiano o flirtavano con i gruppi ancora più a sinistra: Lotta Continua, PDUP, Avanguardia Operaia… per citare solo alcuni dei satelliti del partito di “Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer”.

Quando Stefano Losurdo, nell’estate del 2010, ci propose di allestire “Perché sono marxista” per ricordare la scomparsa di Fabio Perinei, capimmo subito che sarebbe stata un’esperienza straordinaria, per noi assai nuova. Come Uaragniaun avevamo già incrociato alcuni testi di Fabio e negli anni Settanta avevamo abbozzato qualche acerbo arrangiamento. Ora la sfida era ancora più alta: si trattava di riprendere anche tante altre canzoni di lotta che avevano fatto da sottofondo all’esistenza di milioni di anime inquiete. La musica di protesta ha fatto da colonna sonora a mezzo secolo di cambiamenti ideologici, culturali e sociali del Bel Paese. Per noi voleva dire misurarsi con autori come Matteo Salvatore, Ivan Della Mea, Otello Profazio, Enzo Del Re. Significava immergersi nel teatro politico proprio quando la telecrazia, la caduta dei muri, l’elogio del disimpegno e il sondaggismo maniacale, avevano cancellato quasi del tutto la politica, decretandone l’obsolescenza. D’altra parte la questione del teatro politico è stata risolta già da tempo. Non si tratta di fare film politici, spettacoli politici, canzoni politiche o libri politici, perché - come ha spesso affermato Jean-Luc Godard - la vera sostanza è “farli politicamente”. Per cui la qualità politica di uno spettacolo non dipende dai contenuti, o dalle etichette che mostra, bensì dall’uso del linguaggio e dal rapporto di comunicazione che stabilisce con il pubblico. Il blogger Oliviero Ponte di Pino osserva in proposito che «Bisogna inoltre tener conto del paradosso del “politically correct”, con il suo paternalismo apparentemente bonario. In teoria, il “politically correct” avrebbe dovuto sancire il trionfo delle preoccupazioni “politiche” in qualsiasi discorso pubblico. Tuttavia, nascondendo i conflitti dietro la griglia degli eufemismi, degli interdetti e dei divieti linguistici, innesca un meccanismo di autocensura che rischia di cancellare la realtà dello scontro politico. Di conseguenza, fermo restando che di qualsiasi testo e spettacolo si può dare una lettura politica, un teatro esplicitamente “politico” pareva confinato ad un’età adolescenziale dell’evoluzione estetica, quando ancora era possibile confondere l’arte con la propaganda, subordinare l’estetica all’ideologia».

Malgrado ciò non potevamo ignorare che - contro ogni previsione - sono state numerose in Italia le iniziative recenti che hanno puntato l’attenzione e le emozioni dello spettatore esplicitamente su tematiche politiche e civili. Magari tradendo una sorta di nostalgia verso l’efficacia persuasiva propria del teatro politico o della canzone militante nel mentre la politica - quella istituzionale - si trasformava in altro. Esperienze nuove che però sembrano rifiutare l’ideologia per muoversi in una zona che è “prima” e “oltre” la politica, così come viene tradizionalmente intesa.

Cosa rimaneva di quella grande storia nata dalle ceneri del dopoguerra e cresciuta a dismisura negli anni ‘60 e ‘70? Poco o nulla. Forse il ricordo di vecchi canti partigiani o le varie riproposizioni di temi ormai datati. In fondo la canzone di protesta aveva rappresentato la maniera di chiedere conto del disagio, di manifestarlo in maniera creativa e non violenta. E tutto possiamo dire meno che il disagio sia scomparso insieme alla canzone di protesta. E allora appare evidente che manchino semplicemente un altro suono e una nuova voce che raccontino il disagio attuale. In proposito il musicista Mauro Teardo, classe ‘66, scriveva qualche anno fa che è tutto fermo lì alle stesse canzoni, con gli stessi gesti ormai innocui e patetici. Non abbiamo una voce e non abbiamo un suono, quindi non abbiamo idee valide per superare questo momento”. E lo affermava quando nelle manifestazioni di piazza, e per vent’anni di seguito, si esibivano ancora i 99Posse, la Banda Bassotti o gli Assalti Frontali. Poca roba rispetto alla copiosa produzione degli anni Settanta: un esercito variegato di musicanti e linguaggi anche molto diversi tra loro. Un patrimonio rimasto intatto e potente anche nel terzo millennio. Quasi a testimoniarne la qualità elevata delle produzioni. E non poteva essere diversamente se pensiamo che i parolieri erano Gianni Rodari, Italo Calvino, Umberto Eco, Gianni Sassi… fino a Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini o Franco Battiato. Costoro e tanti altri erano riusciti a portarsi oltre le canzoni partigiane e a proporre un linguaggio coerente col loro mondo e la loro contemporaneità. Lo stesso movimento prog era - più o meno esplicitamente - tutto impregnato di conflittualità e denuncia del disagio. I gruppi del progressive avevano trovato il suono e le parole che meglio sostituivano e rinnovavano la canzone di protesta del primo dopoguerra. Alcuni di loro avevano trovato un linguaggio e uno stile assai innovativi e rivoluzionari, creando quello che fu definito il rock militante. Penso alle esperienze del gruppo Area di Demetrio Stratos (la band aveva come sottotitolo International POPular Group), che meglio degli altri trova la maniera di andare oltre il beat, di anglosassone memoria, per intraprendere una strada tutta italiana e guardare verso il mondo e verso il proletariato di ogni latitudine. Penso agli Stormy Six di Franco Fabbri che uniscono il blues e il country con le parole della politica militante. Fino ad incidere un album intitolandolo L’Unità, il giornale ufficiale dei comunisti italiani. Per non parlare dell’esperienza “filosovietica” del CCCP-Fedeli alla Linea di Lindo Ferretti… La stessa posizione giuridica di molti gruppi degli anni Settanta è emblematicamente e inequivocabilmente ideologica: sono costituiti in cooperativa.

L’attuale panorama sembra invece inevitabilmente appiattito sulla presunta libertà di utilizzare il web per protestare e ingaggiare risse furibonde su questioni meno serie, trasformando ulteriormente la politica in un teatrino senza idee. In cui non c’è la protesta, semmai c’è la lamentela che è cosa assai diversa. E neppure ci si accorge che nelle bacheche di FaceBook o nei Talk Show ci si dimena all’insegna dello sviluppo che, come avrebbe detto Pier Paolo Pasolini, non coincide necessariamente col progresso.

Quando allora abbiamo deciso di intraprendere questo “esperimento” - di provare ad essere negli anni Settanta e riprodurre lo spettacolo che Fabio Perinei avrebbe voluto allestire - ci era abbastanza chiaro che un nuovo linguaggio non lo si inventava dall’oggi al domani, non lo si trovava di “default”. Era però sufficiente essere autenticamente fedeli a quei modelli che meglio hanno rappresentato la canzone di protesta o il teatro politico. La bozza era semplice e sotto i nostri occhi: era quella del Nuovo Canzoniere Italiano, di Dario Fo, della Compagnia Nuova Scena. Bastava in definitiva essere austeri nell’uso degli strumenti utilizzati e spartani negli arrangiamenti. Piuttosto era importante “sentire” quei repertori in maniera non professionale, non di mestiere ma in un modo, oserei dire, politico. Abbiamo allora affrontato questo lavoro semplicemente mettendoci nei panni dei militanti di quelle sezioni del P.C.I. che, in molte aree dello stivale, spesso si cimentavano con la canzone di protesta quale strumento di coinvolgimento e di persuasione in funzione della lotta di classe.

Inoltre non è un mistero che, storicamente, lo spettacolo più importante del folk revival italiano sia stato Bella Ciao. La sua prima rappresentazione risale al 21 giugno del 1964 e da quel momento la sua eco non si è mai spenta. Bella Ciao fu la madre di tutto il movimento folk e di protesta venuto fuori subito dopo. Si deve a Bella Ciao se anche oggi moltissimi musicisti di musica popolare propongono i loro repertori nelle piazza di tutto il mondo. Nell’era della globalizzazione i contenuti di quella grande esperienza - valori civili, pacifisti e libertari - sono ancora forti. Restano una grande lezione di democrazia. Qualcuno ha definito Bella Ciao, in maniera assai realistica, “un romanzo storico costruito attraverso la musica, i suoni e le parole”. Recentemente Bella Ciao è stata riproposta con una nuova incisione a cura di Riccardo Tesi e un bel gruppo di grandi musicisti italiani e ha ottenuto un successo imprevisto e, forse, insperato. La stessa produzione è stata possibile attraverso il meccanismo del crowdfunding, una sorta di finanziamento collettivo e solidale che è reso possibile proprio grazie alle potenzialità della rete internet.

Questo nostro “Perché sono marxista” vuole essere un tentativo che va verso la stessa direzione: “ostinata e contraria”.

 

 

Credits e playlist

 

A cura di Uaragniaun
da un’idea di Stefano Losurdo

Maria Moramarco - voce
Luigi Bolognese - chitarra, voce
Silvio Teot - drum set, percussioni, flauto, bawu, voce
Filippo Giordano - violino, voce

Nanni Teot: tromba, flicorno, tastiere, chitarra acustica, voce
Leo Zagariello - contrabbasso
Nicolas Ventricelli: chitarra acustica
Pino Colonna - flauti dritti nel brano 16
Michele Bolognese - mandolino nel brano 16
Carlo La Manna - contrabbasso nel brano 16
Gianni Calia - sax soprano nel brano 23
Nanni Teot - Fender Rhodes nel brano 18
Saverio Indrio - voce narrante
Rocco Capri Chiumarulo - voce recitante (4, 11, 17, 21, 24, 30, 32, 34)
Nicola Caggiano - voce recitante (7, 17)
Domenico Lorusso - voce recitante (9, 12, 14, 18, 19, 26, 28, 36)
Maria Moramarco - voce recitante (10)
Silvio Teot - voce recitante (10)

Testi della voce narrante
e direzione di Stefano Losurdo

Arrangiamenti musicali
di Luigi Bolognese e Silvio Teot

Commenti sonori delle tracce recitate
di Nanni Teot, Nicolas Ventricelli e Silvio Teot

Trascrizione dei testi in vernacolo
a cura di Maria Moramarco

Registrazione e missaggio di Leo Zagariello
presso lo studio StonesLab in Gravina di Puglia

Il brano "La canzone dell'emigrante" è stato registrato
e missato da Massimo Stano

Post produzione e mastering  di Leo Zagariello.

Un sentito grazie va a Marco Altimi per il suo contributo.

Registrato tra marzo e aprile 2017; il brano "La canzone dell'emigrante" è stato registrato il 21 febbraio 2011 presso il Cinema Grande di Altamura in occasione del terzo anniversario della scomparsa di Fabio Perinei.

Si ringraziano tutti coloro che resero possibile allestire quello spettacolo.
Un grazie particolare a Vita Crapuzzi, Rita Lomurno, Michele Pinto, Michele Saponaro, Giuseppe Perinei, Paola Perinei e Rosaria Brunetti.

Progetto grafico:
www.antoniocornacchia.com

Foto di Aldo Muciaccia,
Nicola Scalera e Luca Bellarosa

Uno speciale riconoscimento va a Saverio Indrio che,
con entusiasmo, ha aderito al progetto
nonostante i suoi importanti impegni di doppiatore professionista.

Tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto lo hanno fatto a titolo gratuito per la profonda stima che avevano per Fabio Perinei. 

Contatti / Contacts:
+39 080 3117442
+39 393 3070001
uarasoft@gmail.com
 - www.uaragniaun.com

 

 

La playlist

01 - I manifesti   
(Enzo Del Re)

02 - Caduto il fascismo   
(Stefano Losurdo)

03 - Sint nu picch Giuann   
(Fabio Perinei / Ivan Della Mea)

04 - Pozzanghera nera – 18 aprile   
(Rocco Scotellaro)

05 – La condizione bracciantile   
(Stefano Losurdo)

06 - Carte abbaglianti   
(Rocco Scotellaro / L. Bolognese / S. Teot)

07 - Noi non ci bagneremo   
(Rocco Scotellaro)

08 - Gente, io ci sono stato   
(Fabio Perinei)

09 - U’ soprastant   
(Matteo Salvatore)

10 - U’ stump   
(Anonimo)

11 - Il 5 maggio del 1973   
(Stefano Losurdo)

12 - P’ nu muert nest a Peppino Buongallino   
(Fabio Perinei)

13 - Quann sckatt lu patrun   
(Fabio Perinei / Uaragniaun)

14 - Veffengule   
(Fabio Perinei) 

15 - Il Paese industriale   
(Stefano Losurdo)

16 -  La migghieire de l’amerechèine   
(Uaragniaun)

17 - Nostalgia della propria terra   
(voce narrante)

18 - Amara terra mia   
(Domenico Modugno)

19 - Emigrazione   
(Fabio Perinei)

20 - Uailì dell’emigrante   
(Maria Moramarco)

21 - Lucania   
(Leonardo Sinisgalli)

22 - Paise mio, svegliati!   
(Fabio Perinei)

23 - La canzone dell’emigrante   
(Otello Profazio)

24 – Compagni, fermiamo quei treni   
(Fabio Perinei)

25 – Miracolo economico   
(Stefano Losurdo)

26 - Miseria Putteine   
(Perinei / Di Castri / Saponaro)

27 - Si  ‘na goccia   
(Enzo Del Re / Uaragniaun ) 

28 - U’ Sud”    
(Fabio Perinei)

29 - La “strategia della tensione”   
(Stefano Losurdo)

30 - Così parlò Berlinguer   
(Enrico Berlinguer)

31 - Golpe!  
(Stefano Losurdo)

32 - Non ho rubato mai   
(Fabio Perinei)

33 - Canciòn del poder popular   
(Luis Advis / Julio Rojas)

34 - Perché sono marxista   
(Fabio Perinei)

35 - O cara moglie   
(Ivan Della Mea)

36 - C’ iè… com’ s’ chieme   
(Fabio Perinei)

37 - Bella ciao   
(Anonimo)

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Silver Box: Perché sono marxista + all CD, DVD, LP and books from catalog

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200

Collection Box 1: Perché sono marxista + vinile personalizzato + tutti i CD e DVD in catalogo

Vinile
Oltre a Perchè sono marxista riceverai un album in vinile per collezionisti contenente i soli brani cantati o, a scelta, tutte le musiche che fanno da commento alle parti recitate. Edizione limitata in un numero di copie pari ai raisers che vorranno assicurasi questa speciale ricompensa. L'album conterrà il vostro nome e, se lo richiedete, la vostra foto nel retro di copertina. Inoltre riceverete tutti i CD in catalogo e il DVD "Sipario".
200

Gold Box: Perché sono marxista + tutti i CD, DVD, LP e Libri + Poster + il tuo nome nel booklet

Riceverai una copia del nuovo libro/CD "Perché sono marxista" e riceverai inoltre tutti i CD, DVD, LP e libri nel nostro catalogo: "Lamalunga" (Doppio CD) + "Malacarn" + "Primitivo" + "1799-199 Giacobini e Sanfedisti" + "Cantàn" + "Sipario" (DVD) + "Paràule" (libro) + "Trent'anni suonati" (libro) + "Canzoni" (LP vinile da collezione).
Inoltre riceverai il poster disegnato per noi da Angelo Stano (l'autore di tantissime storie e copertine di Dylan Dog) e il tuo nome sarà inserito fra i ringraziamenti del booklet (invia una email a uarasoft@gmail.com per indicare il nome che vuoi appaia esattamente)
Spese di spedizione incluse.
220

Gold Box: Perché sono marxista + all CD, DVD, LP and books + Poster + Your name in booklet

For those outside of Italy. You will receive a copy of the new book/CD "Perché sono marxista" and all CD, DVD, LP and books from the catalog:
"Lamalunga" (Doppio CD) + "Malacarn" + "Primitivo" + "1799-199 Giacobini e Sanfedisti" + "Cantàn" + "Sipario" (DVD) + "Paràule" (book) + "Trent'anni suonati" (book) + "Canzoni" (Vinyl LP).
You will also receive the poster designed for us by Angelo Stano (the author of many stories and covers of Dylan Dog) and your name will be included in the booklet's thanks (send an email to uarasoft@gmail.com to indicate the name you want it appears exactly)
Shipping worldwide included.
250

Collection Box 2: Perché sono marxista + vinile personalizzato + tutti i CD, DVD, LP e 3 libri!

CD + Previous discography + DVD + Vinile
Oltre a Perché sono marxista riceverai un album in vinile per collezionisti contenente i soli brani cantati o, a scelta, tutte le musiche che fanno da commento alle parti recitate. Edizione limitata in un numero di copie pari ai raisers che vorranno assicurasi questa speciale ricompensa. L'album conterrà il vostro nome e, se lo richiedete, la vostra foto nel retro di copertina. In più riceverai tutti i CD in catalogo, il DVD "Sipario" + il primo LP del gruppo + tre libri, tra cui la biografia di Fabio Perinei "A furor di popolo", scritta da Silvio Teot (430 pag.)
500

Sponsor box: Il tuo logo nel booklet + 10 copie di "Perché sono marxista"

Riceverai 10 copie del nuovo Libro/CD "Perché sono marxista" inoltre il logo della tua attività sarà presente fra i ringraziamenti nel booklet (invia una email a uarasoft@gmail.com allegando il file vettoriale o in alta risoluzione del logo).
500

Sponsor box: Your logo in the booklet + 10 copies of "Perché sono marxista"

You will receive 10 copies of the new Book / CD "Perché sono marxista". Moreover, the logo of your activity will be present in the booklet thanks (send an email to uarasoft@gmail.com attaching the vector file or in high resolution one of the logo).
1,200

Platinum Box: Perché sono marxista + Il tuo nome nel booklet + Showcase a domicilio

Riceverai una copia del nuovo libro/CD "Perché sono marxista".
Inoltre il tuo nome sarà inserito fra i ringraziamenti del booklet. Infine Show case a domicilio: verremo da te per una presentazione acustica del nuovo disco (attenzione: sono escluse spese di viaggio, ospitalità, service audio e Siae). Per verifiche e maggiori informazioni: uarasoft@gmail.com
1,800

All inclusive Box: Perché sono marxista + Tutto il catalogo + Il tuo nome nel booklet + Showcase

Riceverai 15 copie del nuovo libro/CD "Perché sono marxista" e riceverai inoltre tutti i CD, DVD, LP e libri nel nostro catalogo: "Lamalunga" (Doppio CD) + "Malacarn" + "Primitivo" + "1799-199 Giacobini e Sanfedisti" + "Cantàn" + "Sipario" (DVD) + "Paràule" (libro) + "Trent'anni suonati" (libro) + "Canzoni" (LP vinile da collezione).
Inoltre riceverai il poster disegnato per noi da Angelo Stano (l'autore di tantissime storie e copertine di Dylan Dog) e il tuo nome o logo sarà inserito fra i ringraziamenti del booklet. Infine Show case a domicilio: verremo da te per una presentazione acustica del nuovo disco (attenzione: sono escluse spese di viaggio, ospitalità, service audio e Siae). Per verifiche e maggiori informazioni: uarasoft@gmail.com
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